Il profumo del caffè è una delle fragranze che più ci riporta indietro nel tempo.

Magari non a tutti sarà capitato, ma tantissimi sono quelli che ricollegano questo delizioso aroma alla loro infanzia. Di cosa stiamo parlando? C'è poco da dire sappiamo che si tratta della nostra amata Moka. 
Il gorgoglio familiare che da più di 8 decenni unisce con lo stesso sapore e aroma i momenti di tante persone

Ma esattamente come questa polvere scura fa a diventare in pochi minuti la bevanda più amata dagli italiani?

Grazie a una combinazione di tre fattori che lavorano insieme: acqua, calore e pressione. Le parti principali che compongono la moka sono la caldaia inferiore, dove versare l’acqua, il filtro e il bricco superiore. Si versa l’acqua nella caldaia, si appoggia il filtro e lo si riempie di caffè macinato, ed infine si avvita la parte superiore. E poi si mette il tutto sul fornello, a fiamma bassa. Grazie al calore del fornello, all'interno della caldaia si esercita una pressione tale da permettere all’acqua calda di salire fino al filtro, dove si trova il macinato. Grazie ad un processo denominato percolazione, l’acqua estrae dalla polvere tutto il gusto e l’aroma che conosciamo. Questo nuovo liquido scuro finisce sul bricco, pronto per essere servito.



Un funzionamento all'apparenza semplice, ma che inserito nel periodo della sua nascita acquista tutto il suo valore in più. Proprio così, perché nonostante sia passato quasi un secolo dalla sua invenzione le caratteristiche della moka sono rimaste praticamente le stesse. Un manico in plastica per l’impugnatura, una forma, generalmente ottagonale, un corpo in alluminio le garantiscono una lunga vita. Per la felicità degli amanti del caffè.



C’era una volta la moka, e c’è ancora. Nonostante  siano tantissime le macchine del caffè super tecnologiche, che hanno conquistato quasi tutto il mercato, sono tantissime ancora le persone che  utilizzano la vecchia cara moka. O che magari la conservano gelosamente nella loro dispensa, pronta per essere messa in funzione.




Le buone abitudini non si perdono. E perché rinunciare al borbottio della caffettiera sul fuoco, al profumo con il quale questa amata bevanda riempie in pochi istanti tutta la stanza, ai momenti in compagnia di una deliziosa tazzina di caffè moka.



Ma avete presente cosa avviene realmente quando prepariamo la moka? Metterla sul fuoco, aspettare ed infine sentire il profumo inebriante che emana mentre fuoriesce…nulla a che vedere con l’inserire una capsula e bere il caffè, tutta questione di visione del mondo, di carattere.


La fretta, le mille cose da fare e le lunghe giornate fuori casa spesso ci costringono a consumarlo al bar, ma è tutta un’altra cosa: infatti, manca del calore che regala il caffè preparato nell’intimità delle mura domestiche, la caffettiera immancabile in ogni casa italiana, anche se ormai poco utilizzata, l’allegria che nasce dalla condivisione, le prime parole scambiate con i componenti della famiglia che si avvicendano in cucina, richiamati da quel magnifico profumo.



Ma, per questo effetto, deve essere rigorosamente preparato con la classica moka. Il suo sapore è unico, parla di piacere, pausa, serenità; ed è perfino un rimedio per molti malanni, compresi quelli dell’anima. Se poi è preso insieme alle persone giuste, con le quali scambiare due chiacchiere mentre lo si sorseggia con calma, allora è pura poesia.



La lentezza con cui si prepara il caffè della moka ci riporta a un rito antico e pieno di tradizione, con la lentezza dei gesti e la piacevolezza di aspettare. E prepararlo ci piace almeno quanto berlo: riempire la moka con la giusta quantità di acqua, regolare il fuoco, rimboccare a poco a poco l’orlo della moka senza farla straripare ed infine l’attesa. L’attesa che la macchinetta finisca il suo lavoro. Un rito ricco di significato che va ben oltre la semplice degustazione!