Nell'articolo precedente abbiamo visto come complessivamente, tra l’800 e il ‘900 furono migliaia i bar aperti in Europa. Con il passare del tempo divengono dei salotti a tutti gli effetti, assumendo il ruolo di centri culturali specialmente per gli intellettuali e gli aristocratici, dove poter parlare di politica, letteratura oppure organizzare una rivoluzione.


Così come con il passare del tempo i bar si modificano nel proprio aspetto, inizia a cambiare anche il suo nome, scompare la scritta “caffè” a favore di “bar”, affermandosi come uno dei simboli dell’Italia. Fu scelto definitivamente dagli italiani come luogo chiave per cominciare la giornata negli anni del boom economico. Tra il 1950 e il 1960 andavano tutti di corsa a lavorare e si passava al bar per gustare un caffè veloce per poi scappare via.



Ma ad incidere su questo cambiamento lessicale sono sicuramente le influenze dal mondo anglosassone e in particolare la nascita dei primi American Bar d’Europa, tra cui spiccano Harry’s New York Cocktail bar di Parigi (1910) e il bar del Savoy Hotel di Londra (1921).






La clientela diviene sempre più internazionale e inevitabilmente si rende indispensabile adeguare anche il nome dei locali.




Da una parola, mille significati Non si può parlare di questo tipo di locali senza comprendere da dove derivi la parola “bar”. Bar ha un’etimologia incerta, in realtà si tratta di una serie di ipotesi, tutte affascinanti. Secondo la prima, bar sarebbe una contrazione di “barrier”, ovvero “sbarra” in inglese. Ai tempi dei primi coloni in Sudamerica, nelle osterie, l’angolo dedicato agli alcolici era delimitato appunto da una sbarra. Il termine potrebbe invece derivare, ancora, dall’inglese, “sbarred”, cioè “sbarrato”. Il periodo risale al XIX secolo, quando in Inghilterra fu proibita la vendita di alcolici tanto che sulle porte degli esercizi vennero inchiodate delle assi con la scritta “sbarred”. In Italia invece la parola bar indicherebbe le due barre di ottone poste al bancone dei locali o, ancora a usare per primo il termine bar (e probabilmente anche a inventarlo) pare sia stato un imprenditore italiano – tale Alessandro Manaresi – che nel 1898 apre il primo bar a Firenze usando le tre lettere come sigla per Banco A Ristoro.



L’Italia ha avuto una parte essenziale nella storia dei bar, differenziandosi poi rispetto ad altri Paesi nel creare una tradizione diventata col tempo tipicamente nostrana. Il cosiddetto bar all’italiana è infatti un luogo di aggregazione e svago a 360 gradi. Dal leggere il giornale alle scommesse, dal bar sport alle chiacchiere tra amici. L’offerta è molto ampia, non solo drink infatti ma anche bevande analcoliche, prodotti di caffetteria, dolci e salati. Il bar è indiscutibilmente uno dei simboli nazionali, associato al piacere di noi italiani di concederci un caffè a qualunque ora del giorno o un aperitivo al tramonto, è sicuramente il tipo di locale che maggiormente ci rappresenta anche all'estero.





È circa due secoli fa, ovvero quando a metà del XIX secolo l’ormai affermata borghesia era solita ritrovarsi ai tavolini dei Cafè per assaporare la mondanità, che la storia dei bar in Italia conosce il suo momento di splendore. Molti dei locali dell’epoca hanno ospitato grandi personalità del mondo culturale, hanno visto nascere tresche politiche e ordire complotti. Anche alle donne, proprio a metà dell’Ottocento, viene concesso l’ingresso e molte di loro diventano clienti abituali.





A conti fatti potremmo dire che la storia dei bar ha camminato di pari passo con le evoluzioni della società italiana cogliendone i mutamenti e le novità. Oggigiorno, il bar svolge un ruolo fondamentale nelle nostre vite, spesso il barista diventa un amico, un confidente e il locale stesso diventa un appuntamento fisso, un momento di fuga dallo stress quotidiano, una distrazione anche perché no una seconda casa. E poi del resto, come dice Luciano De Crescenzo “vi siete mai chiesti cos'è il caffè? Il caffè è una scusa. Una scusa per dire a un amico che gli vuoi bene.”