Ormai l'utilizzo del caffè è un abitudine indispensabile per un’alta percentuale della popolazione, che non volendo rinunciare al suo gusto sceglie l'alternativa, il decaffeinato. Esso viene consumato abitualmente da molte persone ma scopriamo insieme come mai si sceglie il decaffeinato. 



Più che una preferenza, quella di bere il caffè decaffeinato è una necessità, infatti per persone insonni, cardiopatici o ipersensibili ha un'azione stimolante ed eccitante sul sistema nervoso e questo rende la sua assunzione sconsigliabile.

Il normale caffè contiene un alcaloide, la caffeina, che come già detto ha un azione stimolante sul sistema nervoso centrale e, in caso di soggetti sensibili o sofferenti di alcune patologie, può causare:

  • Nervosismo
  • Tachicardia
  • Insonnia
  • Innalzamento dei valori pressori



Per questi motivi se un soggetto adulto sano può tranquillamente consumare fino a 400 mg di caffeina al giorno,  in altri casi è consigliabile farne un uso minore o addirittura evitarlo del tutto.

Per questo motivo, già agli inizi del ’900 si cominciarono a mettere a punto sistemi per estrarre la caffeina dai

chicchi non ancora tostati, e permettere ai suoi estimatori di consumarlo comunque.





Sono numerosi i metodi utilizzati per decaffeinare il caffè. L'estrazione attuale per l'ottenimento della caffeina pura viene operata direttamente su chicchi di caffè.


  • Procedimento con solvente organico: il procedimento più antico di “decaffeinizzazione” avviene immergendo in acqua i chicchi per farli aumentare di volume e rendere più facile l’estrazione della caffeina tramite il lavaggio in un solvente organico.
  • Procedimento con acqua: i chicchi vengono immessi in acqua calda che viene poi filtrata tramite dei carboni attivi in grado di bloccare la caffeina. Come metodo è il più naturale, ma a discapito delle qualità organolettiche del caffè, “lavate via” dall’acqua calda.
  • Procedimento con anidride carbonica: è uno dei procedimenti più utilizzati attualmente, anche se più complesso, e consiste nel trattare i chicchi con del vapore, inserendoli poi in speciali cilindri dove viene immessa anidride carbonica a temperatura e pressione specifiche, che estrae selettivamente la caffeina. Grazie a questo metodo, che non implica l’utilizzo di solventi spesso additati come nocivi, si riesce inoltre a non intaccare quasi per niente le caratteristiche originali del caffè.




Molti puntano il dito conto il decaffeinato accusando i procedimenti perchè si utilizzano solventi, ma tutti i procedimenti di estrazione della caffeina vengono fatti sui chicchi “freschi”, prima che vengano tostati, quindi gli eventuali residui di solvente, evaporano completamente durante la tostatura, e sopratutto i procedimento che utilizzavano solventi sono stati quasi del tutto abbandonati.


Quindi il caffè decaffeinato non fa male, ma una cosa che forse non tutti sanno e che è giusto considerare: quest’ultimo contiene comunque una dose (anche minima) di caffeina, pari allo 0,1 % e quindi, se consumato in dosi molto alte, potrebbe risultare nocivo per i soggetti particolarmente sensibili.